LA PALA D'ALTARE DI SAN GIUSEPPE

Ho ricevuto la mia prima commissione, e presto andrà in una Cappella a Massa Marittima, in Toscana. Il Vescovo, Mons. Carlo Ciattini, mi aveva chiesto di progettare e realizzare una pala d'altare su misura per un altare dedicato a San Giuseppe, nella cappella del Palazzo del Vescovo. Non sono mai entrata in quel luogo, e la cosa buffa è che per prendere le misure, un giorno il vescovo mi ha lasciato una strana tavola di legno ricoperta di tessuto che fino ad allora era rimasta appoggiata sull'altare per coprire il triste vuoto lasciato dal dipinto mancante, e ad essere sincera, non ho ancora capito quali siano state le sorti del dipinto precedente.

Dopo diversi bozzetti, alla fine, siamo arrivati all'idea finale, e questo è il dipinto ormai terminato e pronto per partire!

Sono molto devota a San Giuseppe, e mi ha commosso il fatto che, la mia prima commissione, fosse proprio dipingere lui.

Volevo rimanere in una veste tradizionale, ma allo stesso tempo, ho sentito l'esigenza nel cuore di dover trovare un linguaggio che parlasse ora, in questi giorni. Ammiro il lavoro dei grandi artisti del passato, e imparo ogni giorno di più da loro, ma una cosa che mi ha stonato nel cuore è il fatto che San Giuseppe fosse stato spesso rappresentato anziano, si dice per tradizione che fosse "anziano" per l'età in cui in genere ci si sposava all'epoca, e d'altra parte, forse, nel corso dei secoli, non ci si spiegava come Giuseppe avesse vissuto la Castità se si fosse sposato da giovane. Ebbene.. Io capisco la paura e lo scetticismo, ma gli occhi della fede non mi impediscono di credere che lo Spirito Santo abbia così santificato quest'uomo da riempirlo della sua Pienezza, del suo Calore, del suo Fervore, tanto da rendergli possibile vivere la Castità, e non come una privazione, ma come qualcosa di naturale e bello. Perciò ho cercato di trovare un modo per rappresentare San Giuseppe adulto, forte, ma non come un anziano con la barba bianca: San Giuseppe, nel suo essere uomo, è stato Padre e protettore della Sacra Famiglia di Nazareth. 

Quanto è Grande, Bello e incredibile il mistero dell'Incarnazione! Il Figlio di Dio è diventato davvero un bambino, in carne ed ossa, e non come apparenza, ma assumendone totalmente la natura. Nel rappresentarlo, non ho solo pensato, ma soprattutto dipingendo ho pregato, e ho lasciato che fosse Lui a pensare e a dipingere. E' diventato naturale alla fine raffigurare Gesù, giocare col laccetto del papà, da vero bimbo, ma guardandoci con lo sguardo profondo, intelligente e adulto del Figlio di Dio. Seriamente, sono sincera, se l'arte è davvero tale, bisogna lasciare che sia Dio a realizzarla attraverso di noi: noi possiamo essere strumento, possiamo usare la nostra intelligenza per fare le cose al meglio possibile, a cercare di studiare la tecnica, le simbologie,... Ma alla fine è la sua Immagine a parlare da sé per quanto ci sforziamo, e si può rappresentare solo se siamo uniti a Lui nella Preghiera. Non sono d'accordo che l'opera d'arte debba prendere un valore su spiegazioni simboliche, emozioni o intenzioni che hanno mosso l'artista a farla: la Bellezza è oggettiva, e Dio è Bellezza. Non dovrei essere io a spiegare l'opera per poterne apprezzare la bellezza, deve essere l'opera a parlare da sé di Dio e aiutare il fedele nella preghiera, per quanto sia imperfetta, altrimenti non servirebbe a nulla, il mio lavoro sarebbe inutile. San Giuseppe, prega per noi!

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© 2019 Margherita Gallucci